Cappella di Preghiera nell'antica Polveriera

Zermani e Associati, Stéphane Giraudeau · Cappella di Preghiera nell'antica Polveriera
Stéphane Giraudeau

A cinquant’anni di distanza dal Concilio Vaticano II e della sua istanza per una Chiesa nuova non è forse banale ricordare i fotogranni in cui,nel 1950,Roberto Rossellini sceglie di ambientare nella strada che sale a Sovana,prima che nella chiesa ,una delle scene più significative del suo film dedicato a San Francesco.
Il regista enfatizza l’arrivo di Francesco e dei suoi frati che,percorrendo a piedi nudi la strada bianca, giungono in paese per riformare la cristianità in crisi,attraversando la porta etrusca. La loro fede,praticata in mezzo alla gente,all’esterno degli spazi sacri deputati,si manifesta come frattura per ricondurre il proprio tempo ad un tempo eterno,che rischiava di essere eluso.

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Stéphane Giraudeau

La strada è luogo e mezzo per applicare,dalla materia allo spirito,dal quotidiano all’assoluto,la disciplina dell’anima,disponendo una regola che si basa e si baserà per sempre,nella vicenda francescana,su alcuni,pochissimi,punti fermi.
Analogamente già nel 1927,nel primo capitolo,intitolato “Il volto di una terra“, del suo “San Francesco”,Romano Guardini dedicandosi interamente alla descrizione dell’ambiente architettonico e derivandone il senso della presenza francescana.,aveva individuato come decisivo il contesto materiale in cui si era costruita, fin dalla giovinezza, la figura del Santo:
Sui declivi dell’Appennino se si scende verso la Toscana, le case appaiono sparse come chiari, nitidi cubi. Se ci si colloca completamente sull’altura di fronte a Perugia è come se cristallo crescesse in altezza su cristallo. Si percepisce dapprima l’architettura con l’occhio, ma quello è solo l’inizio. Essa è colta realmente col corpo, con l’arco della fronte, con l’ampiezza del petto, con l’essere che la sente in modo vivo, avanzando attraverso lo spazio. Allora ti tocca con forza elementare il modo in cui questa durezza ha forma e stratificazione.
Il Santo nasce alla propria complessità dalla forma esterna ed interna del paesaggio.
Da qui la indicazione del Crocifisso di ricostruire alcune chiese in rovina prima di compiere la missione dello spirito e l’urgenza della missione materiale come pratica quasi propedeutica.
Secondo San Bonaventura,nella “Legenda Maior”,”fu infatti per disposizione della Divina Provvidenza,dalla quale il servo di Cristo si lasciava dirigere in tutto,che all’inizio dell’Ordine e prima di predicare il Vangelo,egli ricostruì tre chiese materiali.
Cià avveniva non solo perché egli apprendesse a risalire gradatamente dalle cose materiali a quelle spirituali, o dalle cose minori a quelle maggiori, ma anche perché nelle cose sensibili fosse prefigurato quanto in seguito avrebbe misteriosamente compiuto”.
L’identificazione con la sostanza materiale da parte di Francesco è talmente precisa che Giotto,nelle sue raffigurazioni della vita del Santo,ce lo mostra all’interno della chiesa diroccata di San Damiano mentre riceve le istruzioni del crocefisso,un crocefisso già all’epoca antico e reale.

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Queste sequenze depositate nella memoria,ma non estranee al nostro stare presente,hanno accompagnato il progetto per la Cappella di preghiera realizzata in occasione della visita a Firenze di Papa Francesco per il Convegno Ecclesiale Italiano del 2015.
Lo spazio sacro della Cappella si compone,all’interno della antica Polveriera, conseguendo alla pianta della stessa, che presenta tre entrate, due sull’asse longitudinale, una sull’asse trasversale.
L’idea concettuale è quella di una strada che vede,al centro,in posizione appena rialzata,l’altare,mentre sui due lati,in prossimità delle aperture,sono posti l’ambone e la custodia eucaristica,illuminati dalle rispettive luci.
Un percorso quindi,una via,segnata da tre cippi,punti assoluti e misura del cammino.
Al fianco della stessa e al centro del percorso,come un’edicola stradale,applicato su un supporto metallico ,è posto,in corrispondenza dell’altare, un crocifisso antico di Baccio da Montelupo, proveniente da una chiesa di Firenze.
Il tracciato della strada, nonchè altare, ambone e custodia eucaristica, sono realizzati nel marmo travertino.

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