WOOD AND THE DOG

Progetto vincitore del Premio Rassegna Architettura Alpina 2016.

StudioErrante Architetture, Sarah Becchio, Paolo Borghino · WOOD AND THE DOG
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Finalmente si è deciso di far fuori le vecchie baracche. Nonostante fossero ormai ridotte a cadavere, permaneva una certa ritrosia celata dietro a un “comunque ci servono”, o a un “e poi la legna dove la mettiamo”.
Adesso che c’è la nuova baracca, alla sera, Roberto ne suona una seduto nella nicchia. E’ di un timido, Roberto, ma quel sedile, seppur guardi alla strada, lo avvolge e lo protegge. Gli fa muovere le dita più agili e i bambini in bicicletta passano cento volte per sentirlo. Non che sia un concerto da professionista, ma quel suono un poco riverbera, la nicchia fa da cassa armonica e rimbalza nella strada. Alla sera, la gente in passeggiata lo trova simpatico e si ferma a fare quattro chiacchiere. Lui smette di suonare ma poi ricomincia.

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Adesso che c’è, Ivana esce in canotta, i pantaloni arrotolati a scoprire i polpacci. I capelli raccolti da una parte, afferra il cuscino al volo mentre oltrepassa la soglia e si mette in posizione, faccia a faccia. Sole . Sole in fronte e sulla pelle. Che scalda fin nelle ossa. Lì in nicchia, dopo pranzo, si addormenta 10 minuti prima di ripartire.
Adesso che c’è, Chicca ha un posto di controllo niente male. Dal suo sedile vede tutto. Al sole se fa freddo, all’ombra a mezzogiorno, al riparo quando piove. Sdraiata, zampe a penzoloni, è attenta. I gatti scivolano via di soppiatto o passano a saetta, si consumano le unghie in passaggi difficili. Questo è ormai il regno di Chicca.

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Adesso che c’è, si può usare il lavandino per quando si torna dal lavoro con le mani nere o per lavare le verdure quando si mangerà in cortile la sera. Che l’acqua fuori serve sempre. Ora che è primavera, dietro al vetro, dei piccoli vasetti neri crescono piantine di zucchini, pomodori e meloni.
Adesso che c’è, finalmente, d’inverno la legna per il caminetto sarà a due passi. Bisognerà pur sempre uscir di casa, ma non traversare oltre il cortile, mettere sù la scala, equilibrarsi sui pioli malsani per raggiungere la catasta sul fienile. No. E’ una conquista. Poi seccherà bene con l’aria che passa attraverso e ce ne starà sicuro per almeno due mesi. Sempre che non faccia come quest’inverno che non finiva più.

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Adesso che c’è, da quando ha smesso di essere nuova, l’ordinario torna a definire lo spazio, strato su strato.
Adesso che c’è ci hanno chiesto di ripensare anche al fienile. Ma questa è un’altra storia.

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La baracca, nonostante le sue dimensioni irrisorie include in sé una serie di funzioni che si esplicitano in altrettante soluzioni formali.
E’ legnaia per lo stoccaggio della legna da ardere nel caminetto della abitazione dei committenti. Le fessure che caratterizzano l’involucro di legno garantiscono l’aerazione necessaria all’essicazione del legname.
E’ una zona di riparo e di interazione tra interno ed esterno del cortile, un baricentro che prende vita: la nicchia del lato sud è una seduta speciale per uomini e animali.
E’ una zona di lavoro e servizio all’area esterna della casa. Il setto di cemento armato che definisce parte del prospetto est, si ripiega all’interno a formare un piano di incasso per un lavandino capiente.
E’ un dispositivo di delimitazione spaziale, una cortina di definizione tra qui e lì. Il muro della costruzione precedente, con la sua tessitura irregolare e combattuta è stato mantenuto, consolidato e lasciato a vista, a sostegno della nuova costruzione.

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I dettagli sono al minimo. Le definizioni letterali. Cemento armato per basamento, murature e cordoli. Legno per quasi tutto. Lamellare per la struttura. Di castagno carbonizzato per il rivestimento e la copertura. Di castagno naturale per gli infissi. Compensato per gli inserti e la nicchia. Di bosco antico per il gradino. Ferraccio nel telaio del portoncino.
In fin dei conti sono un muro, una scatola con nicchia, una porta con finestra, due pivot, un gradino e una maniglia.
Quasi nient’altro.

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