Genesi

Premio Federico Maggia 2015

… volevamo far si che la gente “vagasse liberamente”, volevamo produrre un’atmosfera in cui il visitatore si sentisse sedotto più che guidato.

Peter Zumthor, Atmosfere

Elena Antoniolli, Martino De Rossi Architetto, [A+M]² Architects · Genesi
[A+M]² Architects

Un’industria nata sull’acqua. Un complesso di edifici che giace a contatto tra i monti ed il torrente Cervo. Questa l’impronta generatrice di un tessuto di relazioni storiche, fisiche, spaziali, ma soprattutto visive ed uditive, legate alla memoria del luogo.
La fabbrica si erge sul lato del fiume e si impone come confine fisico quasi invalicabile; tesse relazioni precise e puntuali con il contesto ma spesso insufficienti a generare l’energia utile per riattivare quel sistema assopito che è la città di Biella.

Elena Antoniolli, Martino De Rossi Architetto, [A+M]² Architects · Genesi
[A+M]² Architects

La Genesi, intesa come insieme di elementi primi in grado di reagire al problema, origina da: acqua (elemento generatrice e madre), natura (libera di insediarsi), energia (frutto dell’azione combinata dell’acqua e dell’uomo) e prodotto (strutturato o naturale).
La caldaia Cornovaglia si presenta come il luogo più adatto per esprimere l’essenza di una strategia a-scalare. Un sistema di intensi dialoghi il cui scopo non è la “rottura” del limite, ma la riattivazione di questo, la creazione di un’occasione. L’occasione nel limite.Lo spazio designato fornisce tutti gli elementi di cui il progetto necessita, ad eccezione dell’acqua.

Elena Antoniolli, Martino De Rossi Architetto, [A+M]² Architects · Genesi
[A+M]² Architects

Introdotta nell’ambiente, questa viene posizionata nel piccolo foro del grande masso presente all’ingresso ed illuminata da una soffice luce verticale. Il prato verde e la vegetazione ripariale sono lo strumento di evasione del limite. La connessione visiva tra interno ed esterno. Il mezzo attraverso cui avviene la morbida discesa alla caldaia Cornovaglia, cuore e motore della produzione di energia. I due spazi voltati vengono divisi da un limite evanescente: i tendaggi, figli del sistema della filiera e suo prodotto, nonché generatori di relazioni con la memoria storica. Infine, la luce, che all’ingresso illumina lo specchio d’acqua di forma piatta, riemerge in un punto specifico del corso del fiume, in una condizione opposta.

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[A+M]² Architects

Qui il bagliore e il rumore del corso d’acqua si rivelano al visitatore, creando in quest’ultimo la volontà di protrarsi. La necessità del sogno, della scoperta e della nascita diventano le basi per restituire alla città quella condizione unitaria che per anni l’ha resa polo mondiale del tessile.

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