RRCB - recupero residenziale caserma gnutti

Brescia (BS)

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NAT OFFICE - christian gasparini architetto

Il recupero residenziale della ex caserma Serafino Gnutti nasce dalla rilettura delle tracce storiche, matrici della costruzione della città, e dalla modifica attenta e precisa delle possibilità spaziali e architettoniche del luogo attraverso l'interpretazione del suo carattere.
Il legame da noi assunto come fondativo tra Tradizione e Innovazione ha consentito l’interpretazione di un impianto architettonico storico (l’impianto claustrale della ex caserma) e la costituzione di un nuovo edificio generato attraverso la trasposizione contemporanea dei suoi valori spaziali e linguistici (la nuova corte residenziale sospesa).
La dialettica fra innovazione tradizione investe sia le volumetrie palesemente incongrue dell’ultimo piano del complesso “storico”, che la nuova corte residenziale sospesa, quasi un giardino d’inverno o comunque una propaggine della corte interna, più protetta e privata, nella quale una serie di setti murari sostengono una nuova corte residenziale, immersa nel verde e giustapposta ai muri perimetrali degli edifici contigui, spesso costruiti sul confine.

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Su via Crispi un grande coperto metallico leggero, una sorta di portale a due falde, che alterna finestrature a tutt’altezza, che salgono fino in copertura a fasce di copertura che continuano sui muri perimetrali valorizza il fabbricato storico, individuando una nuova “galleria”, una serra di copertura, che ha anche attinenza alla morfologia e tipologia della copertura dello storico palazzo della Loggia ed è “altra” rispetto al collegio somasco.

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Così nel cortile ovest il progetto ricerca l’inserimento nel tessuto edilizio esistente, sia dal punto di vista funzionale, che estetico-visuale, andando ad aderire alle differenti architetture del contesto attraverso un meccanismo di interferenze per continuità ed inclusione.

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Gli elementi a lamelle reiterati nel modulo e nelle campate diventano anche il nuovo sistema di ingresso al parcheggio interrato e al sagrato storico della Chiesa di San Bartolomeo da via Moretto. Così facendo, il progetto si incarica di trovare un’omogeneità di segni ed elementi che possano caratterizzare il complesso, in una dialettica di sfondo scena: tali elementi, come per la nuova “copertura”, sono la reinterpretazione delle campate del chiostro, non allineate in successione longitudinale, ma reiterate in una ripetizione trasversale, che individua un unico portale.

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La fontana rimane nella sua posizione e viene valorizzata dal diaframma che la separa dal volume della rampa dei garages e si pone come elemento introduttivo alla chiesa. Il cancello pedonale arretrato costituito da un pannello in lamiera, una volta aperto, si pone in continuità visiva, spaziale, percettiva e dimensionale con il volto di passaggio nella manica sud del complesso storico, permettendo di liberare completamente il sagrato della chiesa (definita come nuova ludoteca) e traguardando la grande corte storica, su cui alberature di alto fusto si interpongono fra gi spazi commerciali, terziari e legati al leisure e alla cultura del piano terra.

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La nuova corte sospesa sul giardino dell’ex collegio è invece una intrepretazione della corte storica, che si giustappone ai fronti ciechi degli edifici contermini, mantenendo sempre una distanza maggiore dal confine di quella esistente precedentemente e immergendo le residenze e i loro affacci in una dimensione maggiore, che si amplia anche alle corti e ai giardini contermini dei complessi residenziali e non. L’acqua, come elemento storico e presenza contemporanea sostanzia gli spazi aperti con le vasche, poste al confine ovest, che segnalano la presenza del Molin del Brolo a loro sottostante e si pongono come terminale della prospettiva lunga che dalla corte interna traguarda il nuovo complesso sospeso.

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Il progetto mira a costituire dal punto di vista spaziale e funzionale un nuovo framework urbano, inclusivo e aperto, che permetta alla città di riappropriarsi degli spazi a piano terra del complesso storico, intesi come un insieme di servizi e attrezzature pubbliche che possano riqualificare il contesto circostante e costituire un polo aggregativo attraverso la ricerca di un’assonanza fra luogo, storia, impianto claustrale e abitare contemporaneo; d’altra parte però rovescia questo tema, immaginando quegli stessi spazi, anche come luoghi di servizio alle abitazioni, cioè come completamento di un sistema culturale, commerciale, ricettivo e per il tempo libero per i proprietari. Così si ripristina in modo contemporaneo la modalità d’uso degli spazi interni alle antiche corti, che erano compiute cittadelle urbane autosufficienti, trasformando le normative urbanistiche in occasioni di selezione di attività di servizio, che completino le nuove unità residenziali.

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Il sistema degli spazi pubblici reversibile e duale (per abitanti e cittadini) ha poi il suo punto di forza nella riqualificazione e trasformazione della chiesa di San Bartolomeo, che, pur facendo parte del complesso, si trova in posizione laterale e separata su via Moretto, in una ludoteca, luogo di proiezione e di eventi per bambini, spazio nursery e di appoggio per le famiglie, per le feste e I compleanni. Tale scelta architettonica permette di rispettare il fabbricato storico e di mantenere le sue valenze spaziali, immaginandolo popolato di bambini, che potrebbero essere anche I bambini degli abitanti, nei pomeriggi del dopo scuola, ricostruendo in termini contemporanei quella unità fra casa e oratorio, che proprio qui aveva la sua presenza.

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Sempre al piano terra, in fondo all’ex giardino del collegio somasco ad ovest, si localizza poi lo spazio trasparente e protetto, con solarium all’aperto, della palestra fitness center, che in termini più contemporanei, sviluppa il tema del benessere fisico all’interno di una club house, servita anche dal parcheggio interrato, al cui interno potrebbero trovare posto anche una trentina di posti auto dedicati.

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Il tema quindi del piano terra e degli spazi pubblici, da restituire alla città, viene affrontato attraverso la dualità di approccio necessaria per garantire integrazione ed uso appropriato degli spazi, così da strutturare nel tempo, una compresenza costitutiva e non un giustapporsi di spazi sordi gli uni agli altri.
La corte e il giardino diventano gli spazi aperti di mediazione, che connettono e contemporaneamente separano I diversi momenti del percorso e degli spazi pubblici a terra, generando un continuum spaziale urbano, che valorizza la memoria del complesso, inteso come luogo di storia e cultura.

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I piani superiori del complesso storico e della nuova ala ad ovest hanno invece una destinazione abitativo-residenziale. Le abitazioni tutte posizionate al piano primo (un solo alloggio si pone su un nuovo piano rialzato dentro la corte storica a nord) contengono differenti tagli e dimensioni, configurando sempre e comunque spazi diurni aperti e continui e spazi notturni più privati e racchiusi.

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Lo spazio architettonico dell’ex collegio somasco dunque, pur sedimentato nell’arco di 7/8 secoli, mantiene vive tracce, scansioni, dimensioni, allineamenti e suddivisioni compositive, chiare e definite, che diventano l’orditura, la maglia su cui il progetto costruisce una conservazione del bene architettonico, culturale, storico ed urbano, nella contemporaneità.

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