CASA DEL CONSOLE

Il museo di arte contemporanea del Comune di Calice Ligure (SV)

Giorgio Bagnasco · CASA DEL CONSOLE
@ Eugenio Cappetti

La Casa del Console venne edificata agli inizi del XIX secolo su commissione di Nicolò Massa (1842-1930) già console in Uruguay, rientrato al suo paese di origine per trascorrere l’ultimo periodo della sua vita in ricchezza e serenità.

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Successivamente venne occupato dalle suore Cappuccine, divenendo poi negli anni Sessanta del secolo scorso di proprietà comunale.

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Il Museo occupa attualmente tutte le sale del piano nobile ed ospita una raccolta di opere di arte contemporanea che, iniziata negli anni ‘80, si è andata arricchendo grazie a diverse donazioni.

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È un piccolo gioiello nascosto in un angolo di Liguria non raggiunto ancora dal grande flusso turistico ma che comincia ad essere conosciuto dagli appassionati.

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La raccolta comprende opere d’arte contemporanea che ben documentano la produzione artistica di un importante periodo. Vogliamo ricordare a questo proposito che a partire dal 1964, anno in cui Emilio Scanavino, uno dei più importanti protagonisti dell’arte informale in Italia, si trasferisce a Calice, si forma una colonia di artisti, galleristi e critici d’arte che si lega al gruppo omologo di Albisola, per cui viene a crearsi in questo agreste angolo di Liguria un polo artistico di rilevanza internazionale.

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Il Museo nasce per documentare l’attività di quel periodo attraverso il materiale donato dagli artisti e viene diretto all’inizio da Théodore Koenig fondatore della rivista Phantomas che degli abitanti di Calice dice: “I Calicesi sono unti di tanta dolcezza di cieli, di sole e di monti. Unti di tanto verde”.

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La raccolta comprende opere di Aldo Mondino, Carlo Nangeroni, Miro Cusumano, Concetto Pozzati, Ugo Nespolo, Umberto Mariani, Adriano Bocca, Gianni Bertini, Agenore Fabbri,Vincenzo Accame, Annamaria Gelmi, Jean Reine, Antonio Carena, Michele Venturi, Vittorio Gobbi, Duilio Gambino, CarloGiusto, Gianmariani, Tino Stefanoni, Mario Rossello, Aurelio Caminati, Marco Magrini, Giangiacomo Spadari, Stuart Berkeley, Giovanni Tinti, Ignazio Moncada, Paolo Icaro, Vanna Nicolotti, Francesco Bratta, Anna Comba, Ezio Gribaudo, Sergio Innocenti, Jacques Trouvé, Urano Palma, Enzo L’Acqua, Sergio Sarri, E. Benvenuti, Simona Weller, Alberto Viola, Bruno Locci, Mitsuo Miyahara, Vincenzo Marsiglia e Giuliano Menegon.

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Fa anche parte del patrimonio del Museo della Casa del Console una collezione di 100 opere formato cartolina realizzate in occasione del concorso “Un progetto per una cartolina” indetto dal Comune nell’anno 1980 e successivamente arricchita da donazioni recenti.

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CONSISTENZA DEL BENE
L’edificio è costituito da quattro piani principali e da due mezzanini presenti solo nel corpo sud per una consistenza lorda complessiva di poco superiore a 900,00 metri quadrati.

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Il giardino segreto ricopre una superficie di circa 350,00 mq, i giardini ad ovest sono circa 200,00 mq e le fasce a monte si estendono per una superficie di oltre 3.000,00 mq.

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I piani seminterrato e terra presentano masse murarie imponenti che raggiungono e superano il metro di spessore. In particolare a piano terra a confine con la via vecchia esiste una bella sala con colonna centrale e quattro volte a crociera che appoggiano sulla colonna stessa e su semipilastri sporgenti dalle murature.

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Le altre camere sono coperte perlopiù da volte a botte variamente orientate in modo da contrastare le spinte orizzontali.

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Il corpo scale è in posizione centrale rispetto all’edificio secondo uno schema distributivo razionale.

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Il primo piano presenta masse murarie di minor peso (spessore medio 50 cm) a formare pochi ambienti attorno al corpo scale che mantiene, fino in cima il suo ruolo di nocciolo distributivo e, anche, strutturale.

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Il secondo piano mantiene, in elevazione, gli allineamenti sui fronti nord ed est e si riduce sugli altri due lati lasciando spazio per terrazzi disposti su più livelli.

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E’ così evidente, più dalle planimetrie che dai prospetti, la forma del volume principale (circa 190,00 mq lordi) da cui spicca la copertura a padiglioni.

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Risulta interessante osservare la tecnica costruttiva con cui è stata realizzata la copertura stessa.

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Di origini toscane, ma con esempi anche in Alta Valle Bormida, essa consiste nel disporre sulla struttura lignea principale, formata da cantonali e colmi, una fitta teoria di travetti affiancati, distanti un palmo, che sostengono un “tavolato” di mattonelle di circa 30 x 15 cm spesse 2 cm (“pisanelle” o “pianelle”) disposte a corsi orizzontali.

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Sopra, a completamento, il doppio manto di coppi, che trova perfetta giacitura e aderenza ad impedire fenomeni di scivolamento dotato di lastra di gronda in ardesia.
La struttura principale della casa è estremamente compatta e “legata” anche con l’aggiunta di alcune chiavi.

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Tutte le camere sono coperte con volte strutturali in mattoni o in pietra e mattoni, esclusa la camera d’angolo a nord-est che ha il soffitto in canniccio (oggi divisa in più ambienti).

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Le volte sono rinforzate, da sopra, da costole arcuate che sorreggono una teoria di voltini leggeri in mattoni sui quali viene steso uno strato di terra per ottenere il piano livellato su cui posare la pavimentazione. (Tale tecnica viene localmente denominata “a mammole”)

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Al primo piano, oggi occupato dal Museo, restano testimonianze sia di pavimentazioni in mattoni che in gettata monolitica, in entrambi i casi, successivamente dipinte con decori geometrici e complessi.

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I soffitti al piano del museo sono dipinti con decori ottocenteschi.

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IL PROGETTO DI RESTAURO - FACCIATA NORD
Il progetto di restauro prevede di intervenire sul degrado della facciata nort che è costituita da uno strato “di protezione” in lastre di ardesia 49 x 49 cm, disposte in maniera sopvrapposta e fissate con due chiodi ciascuna all’intonaco originale sottostante, le quali lastre sorreggono, a loro volta, uno strato di intonaco a calce, decorato con stilemi ottocenteschi, che forma il prospetto vero e proprio.

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L’opera consiste nel consolidare la "inchiappata" chiodata (circa 1100 chiodi) che è sospesa alla muratura sottostante.
Si rende quindi necessario attivare un cantiere pilota che consenta di raggiungere le parti alte della facciata stessa procedendo alla verifica sia delle zone sotto cornicione che quelle ove si trova la chiazzatura cementizia con un intervento pari ad una superficie trattata di circa 90.00 mq, con lo scopo di orientare le tecniche di restauro.

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Al di sopra il cornicione svolge il ruolo di unificazione del complesso e di identificazione del corpo principale, e presenta lesioni diffuse a causa dalle mancanza di protezione dalle coperture e dalle grondaie.

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IL PROGETTO DI RESTAURO - COPERTURE
Il restauro delle coperture prevede la rimozione del manto in coppi, la verifica dell’impalcato in mattonelle e della sottostante struttura lignea, il consolidamento degli elementi ammalorati e l’inserimento di uno strato protettivo traspirante a protezione del nuovo manto in coppi nel quale vengono reimpiegati, ove possibile, quelli esistenti.

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Il progetto prevede anche il restauro e il consolidamento di camini in muratura e la sostituzione e la razionalizzazione del sistema di grondaie e pluviali con nuovi in rame.

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Prima di completmento della copertura è prevista la posa dell’isolamento termoacustico (tipo Bonded) con l’applicazione isolante termoacustico in fibra di cellulosa stabilizzata prodotto secondo normativa ASTM C/793 e certificato secondo le ISO 17020 mediante insufflaggio sopra le volte dell’ultimo piano.

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Sulla copertura è revista l’installazione del sistema di protezione“linea vita”.

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@ Eugenio Cappetti

IL PROGETTO DI RESTAURO - PIANO MUSEO
Il progetto prevede il restauro delle parti comuni e dei servizi igienici del museo, nonché dei locali al primo piano che sono adibiti esclusivamente a museo.
In tali locali si prevede la messa a norma degli impianti e l’installazione dei sistemi di sicurezza previsti dalla normativa.

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E’ previsto il restauro dei serramenti esterni, delle persiane, delle porte interne e l’inserimento di un sistema di illuminazione tipo "Mosaico - Viabizzuno" fissate a muro in due punti con alimentazione dal basso, di colore nero complete con modulo fluorescente e tre faretti tipo Modulo halo 3 x 50 watt accessoriati. In alcune stanze è prevista l’installazione della medesima lampada “a terra” riposizionabile.

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Il sistema di sicurezza per le vie di fuga è dotato di lampada di emergenza e di indicazione tipo "Trasparenze 100 - Viabizzuno".

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IL PROGETTO DI RESTAURO - GIARDINI
Il progetto prevede il restauro delle pavimentazioni, del gazebo a piano primo, della pavimentazione in acciottolato sottostante e la predisposizione impiantistica dell’illuminazione esterna.

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