PALAZZO SPINOLA DI LUCCOLI BALESTRINO

Sede Banca Intesasanpaolo - Genova - (Rollo 1588, 1599 e 1614)

Giorgio Bagnasco · PALAZZO SPINOLA DI LUCCOLI BALESTRINO
@ Eugenio Cappetti

BREVE STORIA DEL PALAZZO

Giorgio Bagnasco · PALAZZO SPINOLA DI LUCCOLI BALESTRINO
Giorgio Bagnasco

Il palazzo Spinola di Luccoli-Balestrino occupa il proprio “seggio” nel centro storico di Genova da circa cinquecento anni durante i quali ha dovuto adattarsi ai cambiamenti del tessuto urbano circostante fino ad assumere l’immagine neoclassica che caratterizza il fronte principale che affaccia su Piazza Fontane Marose realizzato su progetto di Nicolò Laverneda e Angelo Cavanna (Giovanni Capanna?) nel 1830 (da pag. 145, Touring club italiano, 1982 -
Liguria).
Originariamente (1414 circa) era costituito da due palazzi affiancati:
A monte proprietario: H. q. Guirardi Spinulae (300 - Lire genovesi)
A valle proprietario: Benedictus et Nicolaus fratres Spinule q. Luchexii (400 -
Lire genovesi)
In seguito (inizi del ‘500) sempre da membri della famiglia Spinola:
A monte proprietario: Benedetto Spinola de Mongiardino
A valle proprietario: Gio Giacomo Spinola
Possiamo dire che il palazzo fu salvato, dalla demolizione prevista nel progetto del Cantone per la espansione di Via Nuova (1550 e successivi), dal suo giardino murato che uno dei suoi proprietari, Gio Giacomo Spinola, solo un anno prima, aveva completato insieme alla ricostruzione del proprio corpo di fabbrica.

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Giorgio Bagnasco

… , mentre si rinunciava a fabbricare l’ultimo lotto previsto verso levante nel modello del Cantone, per fare più ampia la piazza del Fonte Moroso, ma anche perché interferiva con il viridario murato della casa costruita in Luccoli «con molta spesa» da Gio Giacomo Spinola solo un anno prima 22…. (pag 259, “Una città portuale del Medioevo. Genova nei secoli X-XVI” Ed. Sagep 1987 di L. Grossi Bianchi, E. Poleggi)
Negli anni successivi al 1550, Benedetto Spinola de Mongiardino “costruiva” o “ricostruiva” la propria porzione di fabbricato che, nello spirito di rinnovamento generale dell’area, faceva affrescare (la facciata su Luccoli) da Luca Cambiaso (1527-1585) nel 1567.
Per quanto riguarda la mole assunta dal palazzo nel cinquecento, possiamo considerare due aspetti che ci aiutano a intuirne l’effettiva dimensione.
1 – Il clima dell’epoca, sotto l’impulso dell’operazione di Via Nuova, incitava a dare forma imponente alle nuove costruzioni o ricostruzioni.
2 – Nell’archivio storico del Comune di Genova (Coll. Topogr. Del Comune di Genova, V, 2/2, n. inv. 335) esiste una tavola denominata “Planimetria di «piazza Fontane Amorose» e salita S. Caterina con sezioni altimetriche e prospetti corrispondenti, prima del 1816” dove sono illustrati il prospetto sulla piazza e la sagoma in pianta del palazzo che, opportunamente analizzati e misurati, rivelano che le dimensioni dell’epoca non fossero dissimili da quelle odierne.
A confermare la forma di tale prospetto viene in aiuto anche l’incisione del Giolfi del 1769, dove si intravede la torretta e s’intuisce il giardino retrostante.
Con tale mole il palazzo giunge fino al 1930 quando, nell’ambito delle trasformazioni dell’area previste dal progetto barabiniano, si dota di un nuovo fronte “neoclassico” sulla piazza delle Fontane Amorose impreziosito da sei colonne ioniche che su disegno di e Angelo Cavanna (Giovanni Capanna?) e di Angelo Laverneda (Nell’interno pitture di Gandolfi e del Luxoro).
Ulteriore ampliamento avviene con la creazione di un loggiato sopra il corpo ovest negli anni 1923-25 su progetto dell’Ing. Arch. Gaetano Orzali.

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IL PALAZZO OGGI
L’edificio, di proprietà dell’Istituto Bancario “BANCA INTESASANPAOLO SPA” è costituito da quattro piani principali, un ammezzato tra il primo ed il secondo piano, un sottotetto abitabile e un ulteriore sottotetto al quale si accede dal terrazzo di sommità.
Complessivamente possiede una superficie lorda di circa 3.650 mq ed una consistenza di circa 16.500 mc.
Le quattro facciate si sviluppano per un totale di circa 2.220,00 mq e sono presenti 126 finestre o bucature di vario genere.
Il palazzo ha struttura portante parzialmente in pietra e, per buona parte, in mattoni pieni.
Le masse murarie sono di notevole consistenza e raggiungono in alcune zone (nelle fondazioni) 190 cm di spessore.
Internamente sono presenti tre corpi scale dei quali solo quello ad est collega il piano terra con il terrazzo di sommità.
Il tetto, danneggiato dall’incendio del 1943 a causa dei bombardamenti alleati, è in struttura lignea con manto di copertura in abadini alla genovese posati a ganci su tavolato.
L’edificio risulta essere adibito alla funzione di sede di istituto bancario dall’inizio del ‘900.

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STATO DI CONSERVAZIONE
Dopo lo studio preliminare e le indagini, condotte mediante carotature, eseguite da operatori su corda si sono individuati i principali temi del restauro.
La base della copertura in abadini di ardesia posati a ganci è stata appoggiata sulle antiche ardesie di bordo imponendo il taglio delle cicogne originarie e la posa di una nuova linea di gronda pochi centimetri sopra quella originaria favorendo le infiltrazioni sotto intonaco nella parte alta del cornicione e producendo fenomeni di distacco dll’intonachino.
Le pavimentazioni di tutti i terrazzi presenti, per una superficie di 342,00 mq, sono state realizzate con piastrelle di marmo bianco carrara e grigio bardiglio di spessore pari a 2 cm appoggiate sui dischi distanziatori. Tale spessore, insufficiente a sorreggere il peso del personale addetto alla manutenzione, ha condotto alla rottura di numerose marmette.
I prospetti erano ricoperti da un intonachino uniforme di colore grigio aggrappato su strato di materiale bituminoso distribuito su tutte le superfici dl palazzo.

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Questo aspetto è fondamentale per capire come la progettazione sia stata condotta in presenza di un “velo grigio oscurante” che impediva qualsiasi valutazione sull’effettiva natura e consistenza dei prospetti.

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IL PROGETTO DI RESTAURO
Il progetto di restauro prevede di intervenire in modo radicale su tutte le parti dell’edificio, eliminare gli elementi incongrui, aumentare la sicurezza delle parti sospese (cornicione e terrazzi) e, infine, riportare in luce le parti originali del palazzo.
Per garantire le migliori condizioni possibili a favore delle lavorazioni di restauro viene progettato un ponteggio dotato di copertura a protezione completa del cantiere che consente, anche di completare la campagna diagnostica.
Le principali opere di restauro previste dal progetto si riassumono nelle seguenti:
Consolidamento del cornicione di sommità mediante impiego di rete in fibra di basalto e resina.
Ricostruzione delle coperture di ardesia con abadini alla genovese di spessore 8mm, disposti in triplo strato su tavolato di castagno e sottomanto protettivo.
Ricostruzione di un nuovo muro d’attico in muratura armata con elementi di acciaio inox.
Creazione di un nuovo sistema di grondaie e pluviali per migliorare lo scarico delle acque meteoriche.
Rifacimento delle pavimentazioni dei terrazzi con marmette in bianco carrara e bardiglio spessore 3 cm.
Creazione linea vita.
Restauro delle facciate mediante sabbiatura preventiva, stuccatura consolidamento e completamento delle porzioni con i medesimi materiali esistenti, intonachini a calce e marmorino, intonachini a calce e pozzolane grigie e rosa.
Sabbiatura e restauro delle parti in marmo e ardesia.
Sistema di protezione antipiccioni

Manutenzione profonda dei serramenti
Impianto di illuminazione dei prospetti principali

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