Una nuova centralità per Casinalbo

Il territorio emiliano si determina nel suo aspetto attraverso la sovrapposizione delle reti infrastrutturali(strade, canali) e dalla divisione della proprietà agricola. Quest’ultima disegna il paesaggio ripartendolo in unità che in qualche modo, una volta definite, si svincolano l’una dall’ altra: sono uguali eppur diverse. I confini in questo tipo di territorio non si manifestano fisicamente ma sono percepibili (per contrasto) attraverso ciò che avviene al loro interno. Sono linee continue che non hanno un valore se non quello di manifestare il possesso. Per quanto possa risultare antitetico rispetto al significato che viene attribuito al “confine”; la specificità dell’area Maletti porta ad operare attraverso un ragionamento inverso. I margini non possono essere solamente un sordo limite, devono essere lo strumento attraverso il quale intervenire. Progettare il bordo significa stabilire nuove relazioni tra una linea ora mutevole, il contesto e lo spazio che vi si configura internamente; i confini quando incerti si rafforzano, quando inopportuni si frammentano. La volontà di lavorare sul perimetro del lotto offre l’opportunità di preservare il preesistente vuoto mutandone il significato: quello che era una propaggine del contado diventa spazio pubblico. In questo modo guardando a una futura espansione urbana ci si propone di determinare una pausa nel tessuto, che possa amplificare la qualità dell’intorno.
Lungo il margine esterno (parallelo a Via Palazzi) le residenze si pongono come un nuovo confine della città rispetto all’aperta campagna definendo un bordo netto. Contrapposti ma solo spazialmente i Servizi Pubblici si attestano lungo il percorso ferroviario sotto una pensilina che ne segue l’andamento rimarcandone il tracciato; la forte permeabilità di questo edificio produce una relazione con il contesto storico alle sue spalle e con i nuovi spazi aperti sul fronte.
I volumi residenziali e pubblici s’incardinano, penetrandovi, nel tessuto urbano smaterializzando il confine tra preesistente e nuovo. Inserendosi all’interno del tessuto una piazza su Via S. Ambrogio genera, insieme alla piazza della chiesa e al polo sportivo, una sequenza di spazi aperti che termina con un parco affacciato su una quinta volta verso la natura. La piazza pavimentata in pietra è attrezzata per la sosta e per favorire la socializzazione; un filare di alberi ne tiene il filo proiettandola verso il verde, mentre una vasca d’acqua ne scandisce la percorrenza. L’impianto d’illuminazione è studiato perché vi si possano organizzare sagre e mercati. La memoria del passato si manifesta con il mantenimento della villa rimasta inglobata nell’ex salumificio, essa diventa un landmark che annuncia lungo la strada, la soglia della piazza.
La presenza di questo spazio, la prossimità con il centro storico, con la stazione e con l’edificio pubblico suggerisce di collocare il parcheggio adiacente al lastricato; l’area di sosta si pone così a servizio non di un'unica funzione ma del sistema viabilistico urbano.
La testa della pensilina alle porte del centro storico (Via S. Ambrogio) alloca alcuni locali commerciali e l’ingresso alle sale polivalenti, ricavate nei locali ipogei dell’ex salumificio. Tra questi un portico funziona come spazio coperto per la stazione e come ingresso al sistema piazza/parcheggi. Tre grandi volumi si susseguono poi sotto la pensilina che si allunga sul parco: il primo dedicato alla tradizione enogastronomica locale contiene le botteghe tipiche, l’enoteca e la trattoria che utilizza anche gli spazi esterni compresi tra l’edificio e la piazza. Separato da un portico, si trova l’edificio dedicato allo sport e alla salute, si addensano in questo blocco: gli ambulatori medici, la palestra e il circolo per anziani. Il volume accoglie inoltre i servizi essenziali per l’utilizzo delle strutture sportive disseminate nel parco (campi da bocce, pallavolo, calcetto, basket). Nella parte terminale della pensilina adiacentemente alla zona più tranquilla del parco si allocano le funzioni culturali come la biblioteca e il museo multimediale.
La pista ciclabile serve queste funzioni attraversando il parco e fungendo da spartiacque tra la parte prossima alla città, pavimentata a ghiaia, e quella che abbraccia una dimensione più naturale favorita dal manto erboso e da un’alberatura irregolare. Il rapporto perduto con l’acqua è recuperato attraverso l’apertura del canale coperto che viene allargato fino a diventare un laghetto verso il quale il prato digrada generando una valletta.
Da una torretta che emerge tra gli alberi, è possibile osservare la complessità del parco pubblico e la partizione degli spazi privati prossimi alle residenze.
Gli edifici a funzione abitativa si collocano sul margine parallelo a Via Palazzi, configurandosi come cinque palazzine a quattro piani unite da un basamento continuo. Il basamento ha un passo fisso di tre metri (determinato dalla struttura) che viene tamponato sul fronte strada per alloggiare i garage privati delle residenze. Sul lato interno invece si svuota aprendo un portico che corre lungo tutta la lunghezza degli edifici e attraverso il quale si accede ai vani-scala, alle cantine e agli spazi esterni. Due ingressi per edificio servono ciascuno due appartamenti per piano. Le superfici su i due prospetti principali sono completamente finestrate: le zone giorno, le cucine e le camere matrimoniali affacciano sul parco mentre i servizi e le camere singole sono rivolti verso la campagna. Il disegno di facciata è dato dal passo del portico al quale corrispondono nei piani superiori le bucature. L’esigua superficie piena che scandisce il passo dei vuoti è rivestita di piastrelle in ceramica bianca. Dal portico al piano terreno si dipartono i vialetti che conducono alle aree dedicati al verde privato. Ogni unità abitativa ha un appezzamento di terreno di centoquaranta metri quadrati, dotato di una casetta per gli attrezzi.
L’utilizzo di queste superfici è libero: si possono coltivare a orto, sistemare a giardino o addirittura lastricarli.

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