TASCA studio     Scagliarini + Tartari · Asilo Bruconido
© Fabio Mantovani

La proposta per l'asilo di via Piave persegue valori e intenti specifici nella costruzione di un'architettura per la città. Più chiaramente, l'edificazione di una nuova struttura scolastica comporta e implica:

  • la costruzione di un edificio pubblico e di uno spazio pubblico, inseriti nel tessuto urbano, che si mettono al servizio della città e della rete di luoghi pubblici che li circondano, integrandola e ampliandola;
  • la creazione di un oggetto dal forte valore affettivo, che sia riconoscibile dai bambini e dai genitori che lo frequenteranno (e ricorderanno) e dalle persone che lo incontreranno;
  • la volontà di costruire un edificio autoprotetto acusticamente in grado da svincolarsi dalla necessità d'interporre una barriera acustica e visiva tra l'edificio e la strada, così da garantire una relazione diretta e di contiguità urbana. L'arretramento del fronte acustico dell'edificio rispetto a via Piave di circa 5 mt intende concedere uno spazio di dilatazione, sosta e passaggio tra la strada e l'asilo, definendo una sorta di piazza lineare, funzionale alla costruzione di un nuovo spazio urbano pubblico, allo scambio tra genitori e struttura scolastica, all'utilizzo del parcheggio contiguo da parte degli utenti. Non esisterà alcuna recinzione interposta tra edificio e spazio esterno: è la stessa parete ovest dell'asilo che, prima recinzione (h. 2,2 mt) poi parete “piena” di servizi (h. 5 mt) e poi ancora recinzione (h. 2,2 mt), adottando gli stessi materiali e lo stesso colore, si fa limite e confine del nuovo lotto. La definizione programmatica, compositiva e materica del fronte dell'edificio su via Piave mira a definire un rapporto d'integrazione cromatica e paesaggistica con il parco antistante, quasi di relazione fisica di continuità. Il disegno del fronte è stato pensato per costruire un oggetto affettivo e in funzione della percezione che se ne avrà dal Parco e dalla strada: un corpo lineare come un bruco che lentamente percorre il suo cammino, un oggetto fuori scala che dialoga con quelli già presenti nel parco (il castello, la nave, ecc), un'anomalia astratta nel paesaggio urbano a cui siamo abituati, un gioco zoomorfico che attrae l'occhio e incuriosisce per il suo messaggio comunicativo. L'immagine della facciata, composta da una coda e da una testa, è stata pensata e sviluppata nel suo contesto urbano come nello sviluppo di un processo artistico che utilizza “l'oggetto d'arte” apparentemente estraneo come un elemento significativo, catalizzatore e rigenerativo del paesaggio urbano (l'opera di Claes Oldenburg inserita negli spazi pubblici della città può aiutarci a capire il tipo di operazione che si è intesa perseguire). Una semplice parete colorata e sinuosa può diventare un elemento simbolico nel quale riconoscersi, un segnale urbano per i passanti ma soprattutto per i bambini che associano a quella immagine immediata (non-mediata) il loro nuovo spazio affettivo e di gioco. Il progetto intende costruire una macchina bioclimatica, capace di comunicare valori ambientali. L'edificio integra e mostra tecnologie costruttive ed impiantistiche che ne favoriscano il basso impatto ambientale, e contribuisce ad autoprodurre parzialmente l'energia di cui ha bisogno. Perseguendo da un lato la salubrità e il benessere fisico degli spazi vissuti, dall'altro il bilancio energetico attivo dell'edificio, ottenuto tramite risorse “pulite” (fotovoltaico, solare termico, sonde geotermiche) e il contenimento dei consumi (28kw/mq anno), nel ciclo complessivo della sua produzione, della sua gestione e del suo smaltimento (struttura in legno xlam, isolamenti in fibra di legno e rivestimenti in materiali naturali). L'esposizione, l'orientamento, la planimetria e la sezione stessa dell'edificio sono state pensate e realizzate per costruire un organismo che si autoprotegge dagli agenti esterni dannosi e si avvale degli apporti solari passivi.
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© Fabio Mantovani

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