EspaceValsavarenche

Fabbricato Polivalente adiacente al Municipio

Enrica Quattrocchio, Corrado Binel, Giorgio Bagnasco · EspaceValsavarenche
Michele Saulle

L’architettura alpina internazionale, in questi ultimi anni, ha subito una straordinaria evoluzione e alcuni suoi protagonisti sono ormai entrati nelle cronache internazionali, in particolare si è visto un grande fermento nell’area dei Grigioni in Svizzera, nel Voralberg in Austria e in Alto Adige in Italia dove si sta costituendo un centro di sperimentazione e innovazione ma anche di conservazione della conoscenza locale.
Per la prima volta nella storia recente la “cultura architettonica” non viene importata nelle valli montane dalle zone urbane ma, da queste, nasce e si diffonde nel mondo, con un processo inverso, che si fonda principalmente sul “carattere” di una comunità che, pur appartenendo ad almeno tre diverse nazioni, possiede forti elementi unitari che affondano le loro radici nei tessuti culturali locali.
E’ una notevole lezione questa che la “gente di montagna” sta portando avanti, non attraverso le scuole e le accademie ma, semplicemente, con il proprio esempio superando quotidianamente il pericolo dell’omologazione.
Quella che appariva come una tendenza, fatalmente inarrestabile fino a pochi anni orsono, a creare un “cocktail di gusto alpino” da utilizzare nei progetti di recupero e di nuove costruzioni indistintamente a Megève, Davos o a Kitzbuhel, inizia a mostrare i primi segni di cedimento, e una rinnovata attenzione per l’autenticità emerge in numerose nuove opere, talvolta estrememente semplici e densamente impregnate della consapevolezza del valore della diversità culturale.
L’affermazione dell’autenticità non ha nulla di nostalgico e tanto meno di ideologico e si declina anzi, il più delle volte, nelle molteplici forme del vivere odierno, del trasformare e del forgiare il paesaggio della cultura materiale contemporanea.
A chi si chiede in cosa consista questa evoluzione è possibile rispondere che si tratta di un fenomeno complesso e semplice nello stesso tempo che tiene conto sia della globalizzazione mondiale che del patrimonio custodito dai territori locali, se è vero che l’autenticità di un territorio è la somma di molti segni, non ultimo il segno del patrimonio costruito.
Venendo all’oggetto del concorso possiamo senza dubbio affermare che il tema dell’ampliamento volumetrico di un’opera è di per sé un argomento delicato per le relazioni che si vengono a creare con la preesistenza, ed è estremamente laborioso e complicato progettare un intervento di adeguamento di edifici, anche recenti, a nuove funzioni e alle nuove concezioni in materia di consumi energetici.
In questo caso l’edificio preesistente gode di un recente intervento di “rinnovamento” che ne ha incrementato le qualità architettoniche e prestazionali, quindi appare logico proseguire nel processo di miglioramento sfruttando la “crescita” volumetrica anche sul piano della crescita qualitativa e dell’efficienza globale del complesso che si viene a formare.
Il nostro progetto viene organizzato tenendo conto delle tradizioni costruttive della valle, dei criteri di crescita che da sempre vengono applicati nella costruzione di villaggi di montagna e, contemporaneamente delle istanze dell’architettura “moderna” applicando tutte le conoscenze che si sono recentemente sviluppate nelle costruzioni ad “alte prestazioni” con particolare attenzione all’equilibrio ambientale sia generale che particolare.
In questo progetto abbiamo l’ambizione di unire il senso della tradizione che ha regolato per secoli l’architettura spontanea valdostana dove ogni elemento trova il proprio posto secondo criteri rigorosi, evitando ogni forma di spreco, in perfetta armonia con la natura, aspra, che lo circonda, e il senso dell’innovazione consapevole che tiene conto di tutti i fattori che garantiscono il mantenimento di un patto di lealtà con quella stessa natura, aspra, che ancora oggi ci circonda.

Enrica Quattrocchio, Corrado Binel, Giorgio Bagnasco · EspaceValsavarenche
Michele Saulle

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Michele Saulle
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