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Padiglione espositivo SIC POINT sulle specificità ambientali regionali

“A connotare la forma del museo concorrono in egual misura Implicazioni scientifiche ed emozionali” afferma Hans Hollein: per Studio 4 allestire il “Punto SIC” all’interno dello scalone monumentale del Museo di Storia Naturale di Genova si fonda su una strategia in quattro mosse:

1) interpretazione del contesto
2) uso preciso e sensuale dei materiali
3) luce come elemento integrante dell’architettura
4) grafica “POP ART”

INTERPRETAZIONE DEL CONTESTO
Abbiamo voluto andare al di là della specifica soluzione museale/espositiva richiesta: attraverso una struttura nuova abbiamo fatto emergere le qualità architettoniche della costruzione esistente e nel contempo abbiamo creato un nuovo rapporto tra il visitatore ed il museo.
Per esempio l’allestimento si sviluppa in orizzontale, in contrasto alla verticalità del porticato che così viene enfatizzata; la struttura portante metallica, più sottile possibile per non competere con la potenza del colonnato esistente, ricalca il ritmo “binato” dei pilastri rafforzandolo e rendendolo più leggibile al visitatore.
Questi ha ora la possibilità di percorre lo spazio fluido del porticato, prima spazio semiabbandonato, permettendosi una nuova visuale dello scalone monumentale e dell’edificio nel suo insieme.
(vedi relazione “Brochure Borzani”).

La semplice intelaiatura tridimensionale, quasi un “Open cude” di Sol LeWitt, definisce charamente uno spazio, un volume immateriale, attraversato, come nelle architetture neoplastiche di Mies Van Der Rohe e Van Doesburg, delle direzioni vettoriali dinamiche dei piani dei pannelli espositivi.

USO PRECISO E SENSUALE DEI MATERIALI
L’impostazione del progetto è “umanistica” cioè basata sulla convinzione che lo spazio esiste solo per chi lo “esperisce” direttamente con i sensi quali il tatto, la vista e l’olfatto convinti che il ruolo essenziale dell’architettura sia di creare emozioni autentiche “sensuali”.
Come nelle opere degli artisti dell’Arte Povera..........(vedi relazione “Brochure Borzani”).
Applicando all’architettura l’uso di materiali tipici dell’allestimento e dell’effimero:
Il vetro usato insieme alla luce diffusa indiretta crea effetti di trasparenza che fanno risplendere il padiglione come una lanterna e danno una nuova dimensione di profondità allo spazio del porticato.
Una scatola dentro la scatola dove, dalle vetrate che delimitano il padiglione verso lo scalone principale, la luce filtra attraverso le foglie della faggeta graficizzata donando allo spazio sia permeabilità visiva ma anche riservatezza, quasi un effetto di “musharabbiyya” (apertura schermata) mediterranea o “koshido” giapponese, in un continuo alternarsi di aperture e chiusure.

LUCE COME ELEMENTO INTEGRANTE DELL’ARCHITETTURA
Impalpabile, scenografica o riflessa, la luce è un elemento integrante della nostra architettura, di importanza pari alla scelta dello sviluppo planimetrico, dei colori, dei materiali o del concatenarsi di spazi ed ambienti.
Fughe prospettiche, amplificate dal riflesso dei pannelli vetrati e dagli effetti cangianti della luce sulle superfici plastiche delle stampe digitali, riproducono visioni spaziali inattese ed illusorie, che si ripetono all’infinito.
Nascondendo i tubi al neon all’interno dei pannelli espositivi o della struttura metallica si realizza un sistema a luce diffusa indiretta non immediatamente percepibile ma strettamente integrato nell’architettura, a sottolinearne le diverse articolazioni compositive (fughe prospettiche, aggetti ecc.). Usata insieme alla grafica “POP ART” dei pannelli espositivi la luce costituisce una nuova materia da plasmare in nuovi e poetici linguaggi visivi.

GRAFICA “POP ART”
Grafica come arte POP, “arte per tutti” che da una parte trae ispirazione e dall’altra “informa di sé” il “quotidiano”: il fronte vetrato che delimita il padiglione verso lo scalone principale è rivestito di una pellicola adesiva di pvc il cui motivo decorativo deriva da una parte dall’elaborazione elettronica di una foto di un bosco di faggio della liguria, dall’altra da sagome stilizzate di animali, stampati in giallo con una forte bordatura nera come nelle opere di Roy Lichtenstein. A questi “pattern” si ispira il progetto grafico dell’intero allestimento e dei depliant illustrativi: lo stesso motivo della faggeta, stavolta stampato verde “ton sur ton” costituisce la base su cui sono stampati i testi e le immagini dell’esposizione.

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