Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale

Al di là di un'analisi stilistica in sen­so stretto, rispetto ad esempio alle testimonianze che abbiamo dell'ar­chitettura viscontea nel ducato di Milano, il valore monumentale del castello di Abbiategrasso è da ri­condurre, in primo luogo, al suo si­gnificato civile e poi alla sua collo­cazione rispetto al centro storico della città e agli altri monumenti che questa conserva. Resta per ul­timo il valore artistico del monu­mento perché, se da una parte es­so è indiscutibile, dall'altra non si può negare che il carattere marca­tamente visconteo dell'opera è da attribuire in primo luogo ai rifaci­menti molto recenti, che riguardano soprattutto l'apertura delle grandi bifore in cotto al piano terreno. Ma così come vi erano allora motivi va­lidi per un intervento così determi­nante, oggi non ci sono motivi suffi­cienti per distruggere un'immagine (palesemente quella del "restauro stilistico") che, anche se molto tar­diva rispetto alle formulazioni teoriche, resta pur sempre il risultato di una volontà in cui la città intera si è espressa e oggi si rispecchia.

Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi

E questo resta comunque un fatto positivo, cioè il carattere civile del monumento, e anche il motivo per cui la città intende ripristinare e tor­nare a usare questo edificio fati­scente, un esempio di impegno ci­vile abbastanza raro in Italia.
D'altra parte, il castello costituisce un punto di riferimento architettoni­co estremamente preciso rispetto alla città e la sua collocazione rive­la il senso logico del disegno del centro storico. Insieme ad altri ele­menti come il perimetro del fossa­to, l'asse trasversale di attraversa­mento della città, alcuni monumen­ti principali ecc., il castello rappre­senta una coordinata fondamentale per la lettura architettonica del cen­tro storico, senza la quale si perde il senso della sua costruzione nel tempo; e per poter mantenere que­sto suo carattere di individuazione, il castello deve continuare a far par­te della vita della città. È da questo punto di vista che la scelta espres­sa dalla giunta comunale di adibire il castello a palazzo municipale de­ve essere vista come una scelta progressiva. E questo non solo perché mostra una scelta profon­damente realistica di utilizzazione di un monumento, ma anche perché, nell'identificare il monumento stori­co più importante con l'edificio pubblico per eccellenza, essa ri­propone una continuità civile nell’architettura della città. Essa offre quindi nello stesso tempo una pre­cisa indicazione di fronte al proble­ma di una effettiva, cosciente par­tecipazione della cittadinanza alla costruzione della città.
Descrizione del progetto Posto in fondo all'asse proveniente da Mi­lano, il castello non può più essere considerato come cerniera intorno a cui faticosamente si svolge il traf­fico di circonvallazione e di pene­trazione al centro storico.
Una volta risolto sul piano viabilisti­co l'accesso alla città deviando il traffico sul viale che circonda il fos­sato, il castello recupera determi­nate condizioni all'intorno come la continuità del fossato e dell'Allea, la formazione di due piazze a traffi­co molto limitato ecc. - che ne fan­no il luogo più adatto per accoglie­re un edificio pubblico così impor­tante e usufruito come è appunto il municipio di Abbiategrasso.
Se da un lato quindi, per la chiusu­ra della via di penetrazione, l'acces­so all'edificio è facilitato e semplifi­cato per chi proviene sia dall'ester­no che dall'interno del centro stori­co, dall'altro la soluzione planimetri­ca prevista tende, mediante l'aper­tura di un nuovo accesso pedonale sull'Allea, a riportare all'interno del­la corte porticata del castello quel movimento di affari e di scambi che oggi si svolge in piazza Marconi, costretto sotto i portici che fronteg­giano l'attuale municipio. Su que­sta corte, che diviene una piazza pubblica vera e propria, si affaccia­no gli uffici del municipio che sono a più diretto contatto con il pubbli­co, la sala consiliare e relativa tribu­na per il pubblico, la scala monu­mentale che conduce alle sale del museo archeologico, adibite a rap­presentanza e manifestazioni, e l'accesso alle cantine che, aperte sul ripristinato fossato, possono as­sumere una funzione continua di luogo di ristoro, così come già han­no, ma soltanto in occasione della fiera annuale.
Tutti questi elementi sembrano suf­ficienti per garantire che la corte del castello diventi una piazza ani­mala della città e non uno spazio privato difficilmente accessibile com'è ora.
La tipologia a corte - e quindi il completamento di essa con il corpo nuovo che si affaccia sulla piazza al­berata - è sembrata la più adatta non soltanto per completare archi­tettonicamente l'edificio esistente, ma anche per il funzionamento otti­male degli uffici del municipio e dei rapporti che legano le diverse divi­sioni in cui questo è organizzato. In­fatti, al porticato del piano terreno corrisponde un uguale percorso pe­rimetrale coperto al piano superiore; su questo si affacciano le diverse di­visioni degli uffici comunali, i locali di segreteria, per il sindaco, gli asses­sori e la giunta ecc.
È stato possibile realizzare questo doppio percorso innalzando una seconda facciata, in pietra e a dop­pio ordine, posta davanti alle fronti del vecchio edificio. Scopo princi­pale di questo raddoppio è quello di conferire alla piazza interna un'u­nità monumentale senza per que­sto coprire o modificare le facciate interne attuali - peraltro talmente degradate e manomesse da risulta­re irriconoscibili nei loro elementi architettonici. Malgrado ciò le fronti del vecchio edificio possono anco­ra essere lette integralmente, an­che nel loro insieme, dal cortile at­traverso le fitte campate che scan­discono la nuova quinta di pietra.
Abbiamo così un secondo disegno di corte che si sovrappone a quello incompleto esistente. Sfalsato ri­spetto a questo - ciò che è eviden­te nel fatto che esso scompare do­ve l'edificio esistente rimane rac­chiuso dal perimetro regolare - es­so mostra didascalicamente la suc­cessione degli interventi.
Gli allineamenti ortogonali del dise­gno della corte riprendono quelli della torre esistente e del corpo di fabbrica in prosecuzione di questa. Il corpo nuovo di progetto e anche la torre e la porta verso l'Allea si at­tengono a questo nuovo sistema ortogonale di riferimento.
Se all'interno dell'edificio è evidente l'intenzione di ristabilire un'unità formale al di sopra dei singoli epi­sodi, all'esterno la stessa irregola­rità, frammentarietà e varietà dei corpi inducono a risolvere l'archi­tettura secondo un processo addi­tivo analogo a quello che si è svolto nel tempo, individuando nettamen­te ogni elemento aggiunto.
Così il corpo per gli uffici che com­pleta la corte si interrompe prima della nuova torre e si salda sfalsato rispetto al corpo antico: si individua cioè anzitutto come volume a sé stante, come blocco chiuso all'e­sterno.
Così la torre e il portale a essa col­legato sono isolati; e a loro volta svolgono una funzione di completa­mento che si interrompe e si so­vrappone alle linee secondo cui l'antico edificio è a sua volta inter­rotto, determinando una successio­ne di piani che non s'incontrano mai. È inutile dire che torre e porta­le sono, al di là di ogni possibile giustificazione sul piano funzionale, il punto in cui l'architettura propo­sta, senza rinunciare a esprimersi li­beramente, più strettamente dialo­ga con il monumento e ne racco­glie, per così dire, la lezione, cioè a dire la scelta formale. È questo an­che il punto più complesso della composizione, in cui le trame diver­se - del nuovo edificio, del corpo monumentale esistente, della fac­ciata continua interna e del sistema torre-portale - si uniscono e insie­me si confrontano.
Il concetto generale a cui questo progetto si riferisce è pertanto chiaro dal punto di vista del restau­ro monumentale. Un progetto di completamento architettonico e di trasformazione funzionale di un mo­numento. L'accostamento del "nuo­vo" al "vecchio". Dove il "vecchio" è lasciato intatto a testimoniare la sua vicenda e quella della città. Do­ve il "nuovo" non rinuncia a essere prima di tutto se stesso, cioè archi­tettura, e pertanto testimone della storia nel senso più vasto.

Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi

Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi
Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi
Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi
Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi
Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi
Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi
Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi
Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi
Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi
Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi
Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi
Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi
Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi
Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi
Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi
Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi
Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi
Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi
Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi
Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi
Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi
Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi
Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi
Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi
Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi
Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi
Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi
Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi
Giorgio Grassi · Restauro e riabilitazione del castello di Abbiategrasso come sede municipale
Giorgio Grassi
×