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Renzo Piano Building Workshop, Hufton + Crow · MUSE
Hufton + Crow

Il nuovo Museo della scienza nasce all’interno di un contesto, urbanistico e paesaggistico, frutto di un’unica visione progettuale sull’area denominata ex-Michelin, che ha l’ambizione di avviare un’importante riqualificazione urbana di questa parte della città, verso il suo fiume.
La concezione urbanistica dell’intero intervento si propone infatti di ricreare, in quest’area, un vero e proprio pezzo di città, con le sue articolazioni, le sue gerarchie e la sua complessità funzionale.
Il primo obiettivo è stato quello di rendere urbani luoghi che nel tempo sono divenuti marginali rispetto alla città consolidata, cercando a tal scopo di riproporre le proporzioni, il rapporto tra vuoti e pieni, la densità, nonché la “stratificazione” funzionale, del vicino centro storico. La volumetria complessiva dell’area, che rappresenta in totale 97.600 mq di Superficie utile lorda, è ripartita in 10 “blocchi” denominati progressivamente dalla lettera A alla L. Qui trovano spazio funzioni commerciali, residenziali e di terziario, nonché quelle attività di interesse pubblico che, insieme al parco, “abbracciano” anche fisicamente l’intero nuovo quartiere divenendo al tempo stesso importanti magneti urbani per l’intera città. Questo abbraccio è sottolineato anche dal tema dell’acqua, che in forma di canale attraversa, da Sud a Nord, l’intera area per poi duplicare, come riflesse in uno specchio, le forme del Museo. Questo inoltre, sorgendo nella parte più a Nord dell’area, ha anche il compito di gestire il rapporto con quella preziosa preesistenza rappresentata da Palazzo delle Albere, offrendo una proficua e rispettosa interazione urbanistica. Le indicazioni di piano, riservate a quest’area, provengono dal PRG-Piano regolatore generale che determina la Superficie utile lorda massima consentita, la superficie massima di residenza, le altezze massime, nonché le superfici minime da destinare ad attività di interesse pubblico, a parco e a strade e piazze. Sulla base di questi vincoli ed indicazioni è stato redatto un Piano guida ed un Piano attuativo, che sono diventati poi la base per i successivi sviluppi progettuali.
Indicazioni e vincoli provenienti dai vari strumenti urbanistici, sono stati osservati e rispettati in maniera organica, dall’intero intervento progettuale sull’area ex-Michelin (Museo compreso), essendo parte di un lotto unico sia a livello di piano attuativo che di successiva concessione edilizia.

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Il Progetto
L’edificio del Museo si sviluppa in pianta su una lunghezza massima (Est/Ovest) di 130 m fuori terra (140 m a livello interrato), ed una larghezza massima (Nord/Sud) di 35 m fuori terra (45 m a livello interrato).
L’edificio sviluppa le sue funzioni in 2 livelli interrati e 5 livelli fuori terra (compreso il piano terra). Tutti i piani fuori terra, più il livello –1, accolgono sia funzioni destinate al pubblico che attività amministrative di servizio e di ricerca. Il livello –2 è destinato essenzialmente a parcheggio.
L’idea architettonica nasce dalla ricerca di una giusta mediazione tra bisogno di flessibilità e risposta, precisa e coerente nelle forme, ai contenuti scientifici del progetto culturale. Un museo in cui i grandi temi del percorso espositivo siano riconoscibili anche nella forma e nei volumi, mantenendo al tempo stesso un’ampia flessibilità di allestimento degli spazi, tipica di un museo di nuova generazione.

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La forma architettonica nasce quindi, oltre che dalla interpretazione volumetrica dei contenuti scientifici del museo, anche dai rapporti con il contesto: il nuovo quartiere, il parco, il fiume, Palazzo delle Albere. Tutti questi input prendono poi materialmente forma attraverso una più libera declinazione degli elementi architettonici che costituiscono il resto del quartiere nelle sue altre funzioni, residenziale terziaria e commerciale. L’edificio è costituito da una successione di spazi e di volumi, di pieni e di vuoti, adagiati su un grande specchio d’acqua sul quale sembrano galleggiare, moltiplicando gli effetti e le vibrazioni della luce e delle ombre. Il tutto è tenuto insieme, in alto, dalle grandi falde della copertura che ne assecondano le forme, diventando elemento di forte riconoscibilità.
Il programma funzionale di progetto è nato dallo sviluppo di contenuti che, partendo da uno studio di fattibilità fornito dalla direzione del Museo, attraverso un lavoro di approfondimento delle esigenze e dei requisiti, ed un confronto con i vincoli di natura architettonica, urbanistica ed ambientale, ha portato ad una chiara definizione degli spazi e delle funzioni che trovano oggi una precisa corrispondenza con il progetto.

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Le varie funzioni del Museo possono raggrupparsi in cinque principali famiglie:

  • funzioni pubbliche: comprendono quegli spazi accessibili al pubblico, ma non direttamente legati alla funzione museale espositiva. Fa naturalmente parte di questo gruppo di spazi, la lobby di ingresso. Concepita come una sorta di “piazza” coperta, rappresenta il naturale prolungamento del principale asse pedonale pubblico del nuovo quartiere e che inoltre permette, attraversandola, di raggiungere lo spazio verde di fronte al Palazzo delle Albere. Vi è poi la Biblioteca/Mediateca, distribuita al piano terra, con uno spazio di “prima consultazione”, e su tutto il primo piano del corpo di fabbrica ad Est della lobby. La funzione della Biblioteca è poi completata con uno spazio di deposito al livello –1. Altre funzioni comprese in questo gruppo sono: la sala conferenze di 100 posti, con relativo spazio foyer al livello –1 e la caffetteria al piano terra, con affaccio diretto sulla lobby di ingresso;
  • aree espositive: sono tutti quegli spazi legati all’attività espositiva e che comprendono quindi sia i veri e propri exhibit floors, che le aule destinate ad attività didattiche di complemento alla visita. Gli spazi espositivi sono distribuiti dal livello –1 a quello +4. Vari tagli nei solai, nonché l’inclinazione delle coperture a falda, consentono di avere, lungo il percorso espositivo, alcune aree con altezze libere più generose, utilizzabili per allestimenti che richiedano maggior spazio;
  • collezioni e ricerca: comprendono unità ambientali legate a quelle funzioni, di studio e ricerca, che sono parte integrante dell’attività scientifico-culturale svolta dal Museo. Si tratta di una serie di Laboratori divisi per specializzazioni, nonché di spazi per catalogare e conservare le varie collezioni. Sono ambienti, questi ultimi, caratterizzati da specifiche attenzioni tecnologiche ed impiantistiche, per garantire le corrette condizioni per la preservazione delle raccolte. La posizione e la conformazione del layout di alcuni laboratori è stata fatta al fine di consentire un periodico percorso di visita da parte del pubblico;
  • uffici: gli uffici sono concentrati negli ultimi tre piani del corpo di fabbrica ad Est. In particolare, il livello +2 è riservato alle postazioni di lavoro legate all’attività di ricerca, mentre ai livelli +3 e +4 si concentra l’attività amministrativa e direzionale. L’accessibilità e la riservatezza di queste funzioni, è garantita da un sistema indipendente e dedicato di scale ed ascensori, nonché da un ingresso “filtrato” dalla lobby ed uno riservato dal fronte Est;
  • magazzini e servizi: si tratta di quegli spazi adibiti a contenere i materiali per gli exhibit, le mostre già utilizzate ecc., nonché alcuni ambienti attrezzati per il montaggio, l’assemblaggio e altre lavorazioni per la preparazione degli allestimenti. Questi spazi si trovano essenzialmente al livello –1, a ridosso dell’area espositiva, al fine di assicurare una facile connessione in fase di allestimento. L’accessibilità dall’esterno è garantita da una apposita rampa carrabile, indipendente da quella che da accesso ai parcheggi del livello –2. Di fronte all’ampio portone di ingresso, posto al livello –1 ai piedi della rampa, vi è un’area di manovra in piano con funzioni di “loading dock”. Uno speciale e dedicato montacarichi è previsto, al fine di facilitare le operazioni di allestimento sui principali exhibit floors. Ognuno di questi gruppi funzionali è dotato di percorsi e sistemi di risalita dedicati. In particolare, in riferimento al superamento delle barriere architettoniche, tutti i gruppi di funzioni sono dotati di uno o più ascensori di dimensioni congrue all’utilizzo da parte dei diversamente abili. In generale sono poi stati predisposti tutti gli accorgimenti per garantire una completa accessibilità e per rispondere alle indicazioni normative a riguardo.
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I prospetti

I prospetti Nord e Sud vedono l’uso del rivestimento lapideo in verdello bocciardato, sostenuto meccanicamente da una sottostruttura metallica, riprendendo una finitura che caratterizza gli angoli di maggior pregio dei vari edifici nel nuovo quartiere, e qui caratterizza la finitura di tutte le superfici opache.
Alle “masse” rivestite in pietra, si alternano poi le superfici vetrate. Ai piani terra, in corrispondenza dei percorsi verticali, a tutta altezza sui fronti Nord e Sud della lobby e della “rain forest”.
I nodi in acciaio dei serramenti, riprendono per forma, passo e dimensioni, gli elementi già utilizzati nel resto dell’intervento, acquistando però maggior complessità ed arricchendosi dei necessari elementi di irrigidimento e controvento, sulle grandi superfici.
Il fronte Est, corrisponde alla porzione dell’edificio che contiene la Biblioteca e gli uffici, è caratterizzato dalla così detta “facciata verde”. Il fronte è scandito da una successione di montanti principali in legno lamellare, con passo di m 3.75 ogni campo, è poi ritmato da una struttura secondaria che dimezza il modulo e con un sistema di mensole metalliche sostiene, in corrispondenza di ogni marcapiano, una serie di “vasi” appositamente disegnati ed attrezzati con sistema di irrigazione e drenaggio, destinati a far crescere lungo la facciata (attraverso appositi sostegni verticali tra vaso e vaso) specie rampicanti, scelte in una studiata miscela, tra perenni e a foglia caduca. Il fronte Ovest è caratterizzato dalla vista in successione delle falde di copertura, con in primo piano quelle in vetro della serra tropicale.

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Le coperture

Le coperture sono caratterizzate da una successione di grandi falde, con orientamento Est-Ovest, in parte opache, con finitura in zinco, ed in parte in vetro trasparente. Tutte le falde sono dotate di generosi sbalzi, caratterizzati da un progressivo alleggerirsi del telaio strutturale e un diradarsi, in fasce sempre più strette, del manto di copertura.
Le falde con copertura opaca sono finite con un manto in lamiera di alluminio zinco-patinata, completo di accessori, elementi di finitura, sistemi ferma-neve e di sicurezza. Inoltre è prevista l’installazione di pannelli fotovoltaici, con dimensione e passo coerente con quello della struttura di copertura, provvisti di appositi supporti per una corretta inclinazione verso Sud. Le coperture vetrate caratterizzano il volume della lobby e quello della serra tropicale.

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Il trattamento dei suoli

Gli spazi esterni, attigui al Museo sono pensati in armonia con gli spazi pubblici dell’intero intervento sull’area ex-Michelin, che a sua volta interpreta i dettagli ed i materiali presenti nel centro storico di Trento. I marciapiedi, nonché i cordoli ed i bordi dello specchio d’acqua, sono in pietra verdello con finitura bocciardata. Questa pavimentazione continua all’interno della lobby, a sottolineare l’idea del prolungamento dello spazio pubblico esterno anche all’interno del Museo.
Gli spazi espositivi, ed in generale quelli accessibili al pubblico, hanno un pavimento in listoni di bamboo massello listellare, particolarmente duro e resistente all’usura. I laboratori hanno una finitura in resina, mentre per gli uffici amministrativi e direzionali è prevista l’installazione di un pavimento sopraelevato.

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La serra tropicale

La serra tropicale rappresenta un elemento architettonico con complesse dinamiche di funzionamento, destinato quindi a particolari attenzioni, sia tecnologiche che impiantistiche.
Questo oggetto è al tempo stesso parte integrante del percorso espositivo, nonché vera e propria “green-house”, con il compito di far crescere e preservare un pezzo di foresta pluviale.
Per questo motivo, pur provvedendo a garantire, in qualsiasi periodo dell’anno, le condizioni per poter essere visitato dal pubblico, la presenza di esemplari tipici della flora tropicale, con necessità di temperatura ed umidità specifiche, non consentirà a questo ambiente di avere le stesse condizioni climatiche di un normale spazio espositivo.
Il volume della serra è la parte del Museo più vicina a Palazzo delle Albere. Si è preferito infatti affidare alla trasparenza ed alla leggerezza, il compito di dialogare più da vicino con il delicato contesto.

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Lo stesso intento di instaurare un rispettoso confronto con questa importante preesistenza storica, ha suggerito la scelta di far partire il volume interno della serra dal livello –1, così da avere la possibilità di una altezza libera interna di circa 12 m, mantenendo l’altezza del volume fuori terra a circa 8 metri. La geometria, trova la genesi dei suoi allineamenti nel contesto della progettazione dell’intero quartiere ed è caratterizzata da due falde convergenti in pianta, una rivolta verso Nord-Est, ed una verso Nord-Ovest. Una copertura piana triangolare chiude il volume orizzontalmente, una grande facciata trapezoidale in vetro chiude il fronte Sud, una più piccola, triangolare, quello Nord. Nelle strutture ritroviamo l’utilizzo complementare di travi in legno con elementi in acciaio, che lavorano sfruttando al meglio, ognuno, le proprie caratteristiche statiche. L’involucro trasparente della serra è dotato di apposite aperture, sia in basso che in alto, per consentire la necessaria ventilazione naturale, nonché di sistemi di ombreggiamento per le superfici maggiormente esposte all’irraggiamento estivo.

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Le strategie energetiche e l’eco-compatibilità

Tra i principi chiave dell’intero intervento vi è, sin dall’inizio, una particolare attenzione ai temi della sostenibilità e del risparmio energetico. Temi e strategie affrontati in maniera organica nell’ambito della progettazione del nuovo quartiere, trovano applicazione e ricevono un ulteriore e naturale stimolo, nella implementazione progettuale del nuovo Museo della scienza. I risultati in termini di efficienza energetica, misurabili e che porteranno ad avere la certificazione LEED (Leadership in Energy and Environmental Design), sono raggiunti attraverso una serie di scelte progettuali applicate alle varie scale dell’intervento.
Dalle strategie impiantistiche ed infrastrutturali generali, fino all’attenta definizione dei dettagli tecnologici.
Dalla ottimizzazione della produzione e distribuzione generale del caldo e del freddo, attraverso un’unica centrale di trigenerazione per l’intero quartiere, all’attento controllo dell’involucro termico dell’edificio per ridurre le dispersioni.
A tutto questo si aggiunge poi l’installazione di impianti per lo sfruttamento di fonti energetiche rinnovabili. In particolare, le coperture opache del Museo, sono ricoperte da un totale di circa 340 mq di pannelli fotovoltaici che, con appositi sostegni, sono inclinati verso Sud di un angolo di 23° rispetto al piano delle falde. Questo gesto, che tra l’altro si amplifica attraverso una simile istallazione su tutte le coperture dell’intero progetto sull’area ex-Michelin, oltre a consentire la produzione di energia pulita, ricopre un fortissimo valore simbolico, dovuto all’unitarietà dell’intervento ed al suo compito di rappresentare il forte valore innovativo, anche di quelle scelte progettuali di alto contenuto ambientale, non direttamente visibili.

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Gli Allestimenti

Il progetto degli allestimenti si è sviluppato parallelamente alla definizione del programma scientifico – didattico, all’interno di un processo di condivisione che ha visto figure con diverse professionalità e competenze confrontarsi e contribuire al raggiungimento di un obiettivo comune.
L’idea di base è stata quella di mirare a un “allestimento invisibile” che non prevalesse sul contenuto. Ecco quindi l’idea di “Zero Gravity”, ovvero della sospensione tramite cavi sottili di acciaio di tutti gli oggetti: i tavoli, i ripiani, i pannelli, i monitor, le fotografie, i reperti, tutto è “sospeso” nello spazio e anche nel tempo. Lo spazio così “disegnato” come in uno spartito musicale verrà così popolato e il visitatore entrerà in un mondo fantastico dove, come spettatore e contemporaneamente attore, sarà in grado di percepire e comprendere le connessioni e le sinergie tra natura e scienza.


Crediti

2002-2013

MUSE and “Le Albere” area

Client: Castello Sgr S.p.A.


Renzo Piano Building Workshop, architects


Design team: S.Scarabicchi, D.Vespier (partner and associate in charge), with A.Bonenberg, T.Degryse, E.Donadel, V.Grassi, F.Kaufmann, G.Longoni, M.Menardo, M.Orlandi, P.Pelanda, D.Piano, S.Polotti , S.Russo, L.Soprani, G.Traverso, D.Trovato, C.Zaccaria and C.Araya, O.Gonzales Martinez, Y.Kabasawa, S.Picariello, S.Rota, H.Tanabe; S.D’Atri (CAD operator); F.Cappellini, A.Malgeri, A.Marazzi, S.Rossi, F.Terranova (models)


Consultants : Favero & Milan (structure); Manens Intertecnica (building services); Associazione PAEA (energy); Müller BBM (acoustics); Dia Servizi (cost consultant); M.Vuillermin (hydrogeotechnical studies); A.I.A. Engineering (roads and associated infrastructure); Ingegneri Consulenti Associati (sewerage networks); GAE Engineering (fire prevention cost consultant); Atelier Corajoud-Salliot-Taborda, E.Skabar (landscape); Tekne (cost and specification consultant); Twice/Iure (project co-ordination

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Hufton + Crow

2010-2013

MUSE Exhibits

Client: Museo Tridentino di Scienze Naturali
Renzo Piano Building Workshop, architects


Design team: S. Scarabicchi, E. Donadel (partner and associate in charge) with M.Menardo, M.Orlandi, G.Traverso, D.Vespier and P.Carrera, L.Soprani, M.Pineda; I.Corsaro (models)


Consultants: Iure (project co-ordination); Riccardo Giovannelli (structure); Manens Intertecnica (building services); Dia Servizi (cost consultant); GAE Engineering (fire prevention); Müller BBM (acoustics); Origoni & Steiner (graphic design); Piero Castiglioni (lighting design)

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© RPBW – Ph. Paolo Pelanda
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Ph. Enrico Cano
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© RPBW – Ph. Shunji Ishida
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