DACIA sul Lago Maggiore

Giovanni Vaccarini · DACIA sul Lago Maggiore
Giovanni Vaccarini

"due persone che camminano lungo i lati del campo, restando l'una in vista dell'altra malgrado i dislivelli, determinano un spazio topologico definito (. . .). Volevo stabilire una dialettica tra la percezione globale del luogo di un individuo e il suo rapporto col terreno su
cui si sposta (. . . ) La curvatura e il profilo delle colline (determinano) la lunghezza, la direzione e la forma di ciascun elemento (. . . )". "Quando dalla collina si scende nell'opera, i suoi elementi s'alzano progressivamente in rapporto al livello dell'occhio. La prima discesa termina quando la sommità del muro si trova a tale livello (. . . ). Mentre si continua a seguire l'opera sul terreno, si è costretti a spostarsi, a girare con lei e a voltarsi per vedere i livelli della discesa (. . . ). Quei livelli sono legati ad un orizzonte in continuo movimento (. . . ), s’alzano, s’abbassano, si estendono, si riducono, si contraggono, si comprimono e si trasformano (... )".
Richard Serra Schift - king City
Ontario, Canada 1970/72

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Giovanni Vaccarini

L’idea di progetto è quella di considerare le architetture all’interno del parco CàPozzi come parte integrante del suolo;
Gli edifici negli alberi sono pensati come le rocce affioranti esitenti, elementi che appartengono al suolo che con un operazione tettonica affiorano dal terreno , vi si sporgono a cercare affacci e punti di vista :
un sasso.
Dalla suggestione di un sasso raccolto sul sito si innesca un processo sinaptico che conforma una scheggia “metallica” di una roccia silicea in un edificio complesso in grado di rispondere alle istanze poste dal committente ed allo stesso tempo a quelle poste dall’appartenenza al suolo di CàPozzi.

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Gli edifici hanno un corpo di fabbrica che si con_forma e de_forma nel cercare affacci, luci, spazi tra gli alberi .

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L’orientamento del corpo di fabbrica, primo atto dell’ “architettore” connota la “genetica” dell’edificio :

  • edifici sono orientati secondo l’asse eliotermico est-ovest con due ingressi distinti ; a nord l’ingresso carrabile (con accesso alla parte interrata ), a sud l’ingresso pedonale (con tutta la parte esterna dell’edificio) gli spazi interni sono orientati in modo da poter avere gli spazi principali affacciati a su e gli spazi di servizio sul lato nord; l’ingresso della luce differenziata; la scalabilità delle soluzioni proposte avviene attraverso una crescita progressiva lungo l’asse est-ovest corrispondenza con alcuni aspetti di bioarchitettura : orientamento, ventilazione naturale, disposizione prevalente dei letti(nord)
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Giovanni Vaccarini

Tipologia/spazio
L’idea è quella di definire uno spazio fluido, un “tessuto” con una serie di elementi (scaglie) che si autorganizzano attorno al campo degli usi possibili, un corpo/tessuto, una sorta di abitacolo da “indossare”.
Il tessuto, costituito da una serie di elementi scagliformi, è l’argomento compositivo principale, esso è composto da partizioni/contenimento flessibili che organizzano gli spazi strutturati per fasce funzionali .
La strategia compositiva si articola secondo una serie sequenziale di punti :
1_volume – il concetto consolidato di volume viene messo in crisi nella sua visione monolitica a favore di una visione disarticolata delle parti; un organismo, un corpo.
2_superficie – la “pelle” è l’elemento che con.tiene il corpo prima descritto
3_ superficie a spessore – la pelle da semplice superficie bidimensionale acquista un suo spessore significativo, una dimensione funzionale ma anche spaziale;

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In questo campo, appena descritto, il concetto classico di tipo/tipologia appare subito inadeguato a descrivere spazi più simili alla configurazione di spore (scaglie) in un campo magnetico (campo degli usi possibili) che alla fissità di una qualsivoglia conformazione.
L’organizzazione dello spazio è per campi/aree : _area collettiva (servizi, soggiorno, studio/ufficio, studio/terrazzo, ecc) _area ludica (patio, palestra, solarium,musica, biblioteca, ecc ) _ aree individuali (abitacoli individuali).
Le aree tematiche occupano lo spazio secondo uno schema a crescita variabile sia in funzione della variabile tempo che in funzione dei gruppi differenziati di utenza.
L’abitare è un’azione fortemente orientata sull’utenza, un’utenza plurima, in continua modificazione che costantemente “plasma” il proprio abitacolo, un abitacolo utensile che assume forma/uso.
La scommessa è quella di pensare uno spazio non gerarchicamente strutturato la cui flessibilità organizzativa si interfacci con i possibili usi molteplici di altrettanti molteplici utenti.
Alcune parole chiave :

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Giovanni Vaccarini

_utenza (differenziata);
_inclusione (di spazi nuovi); questo aspetto porta da un lato a riflettere sulla possibilità di avere degli spazi lavorativi ricompresi all’interno dell’abitazione (telelavoro, home office, ecc..) e da un altro a considerare il contrarsi del tempo dedicato al lavoro a favore del tempo libero.
In quest’ultimo caso l’abitazione trasforma (anche in maniera temporanea) alcuni dei suoi spazi consueti in spazi polivalenti dedicati alla leisure (palestra, solarium, sala gioco, sala ascolto musica, ecc…).
_flessibilità; per rispondere in maniera diversificata ad una domanda di alloggi “on demand” (fortemente personalizzati e flessibili dalle configurazioni multiple, quasi come un’automobile contemporanea). Ogni unità abitativa (come in un organismo vivente), tende a conformarsi nelle forme che consentano un equilibrio delle parti includendo il maggior spazio aperto possibile.
_interno/esterno; Il volume architettonico viene aperto con ampi squarci sul paesaggio circostante; non vi è soluzione di continuità tra la sistemazione del suolo (le aree esterne attrezzate) e l’edificio; il tutto costituisce un continuum di parti verdi in cui naturale ed artificiale si con fondono.

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