riccitelli-cermignani memorial

Photos by Sergio Camplone
Giovanni Vaccarini, Sergio Camplone · riccitelli-cermignani memorial
Sergio Camplone

Il cimitero è uno dei luoghi della memoria collettiva in cui sono custoditi i segni dello scorrere degli eventi: passeggiare
in questi luoghi riporta tutte le nostre fatiche ad una dimensione sempre misera a confronto con lo scorrere del tempo.
La progettazione di elementi funerari è uno dei temi architettonici più interessanti; architetture a tutto tondo che si
confrontano con le istanze primarie della vita e della morte, la memoria, il ricordo, il silenzio.
La storia dell’architettura ci consegna modelli magnifici: il pensiero corre alle piramidi egizie, al mausoleo di Augusto, o
alla lucida dissertazione di Adolf Loos in cui annoverava il “tumulo” funerario tra i pochi esempi di pura architettura in cui
la funzione cede il passo alla pura rappresentazione nel suo messaggio iconografico.
Il concorso bandito dall’Amministrazione comunale di Giulianova segna un passaggio simbolico importante:
_ recuperare la memoria della propria storia (conoscenza da trasmettere anche attraverso le opere, oltre che attraverso
la storiografia);
_ recuperare il messaggio culturale che i due insigni personaggi ci comunicano.
Il progetto tenta di coniugare queste due istanze, dando risposta sia all’istanza monumentale/commemorativa che a
quella culturale/conoscitiva.
Parole chiave
Il silenzio:
il silenzio è il modo con cui accostarsi alla morte. Il silenzio si impone, oltre che come forma di supremo rispetto, come
chiave di lettura dello spazio del campo santo; silenzio dell’ascolto (dote dimenticata nell’epoca dell’immagine) delle vite
che ci raccontano delle nostre radici dimenticate.
Il progetto si pone con un atteggiamento di rispettoso silenzio azzerando il livello di complessità fino al grado
essenziale della forma (il tumulo, la piramide). I due sarcofaghi sono pensati come due organismi semplici,
prismatici, leggermente “deformati” a formare delle superfici rigate.
I cristalli :
I personaggi di Primo Riccitelli e di Vincenzo Cermignani rappresentano due figure di primo piano nel panorama non
soltanto locale, ma nazionale ed europeo; sono due figli di una terra per molti versi aspra, due straordinari (nel senso del
fuori dell’ordinario) esempi:
due cristalli.
Cristalli nati quasi per caso tra le rocce.
L’idea è quella di pensare i due sarcofaghi come due cristalli nati (quasi per caso) in una terra aspra.
La forma del cristallo si combina con quella del sarcofago disegnando due geometrie primarie che sembrano
letteralmente spuntare dalla terra; dai cristalli mutuano le forme elementari ed allo stesso tempo complesse,
forme che si conformano come gemme animate.
La metafora del cristallo informa anche la scelta del vetro come materiale principale dell’attacco a terra dei due
sarcofaghi.
La morte :
I due silenziosi cristalli sono pensati costituiti da due materiali:
una parte basamentale in vetro stampato ; sul vetro sono incise le note del “capitan Fracassa” l’opera incompiuta di
Primo Riccitelli e “Golette Italienne” di Vincenzo Cermignani.
Il basamento in vetro diventa anche l’elemento di ridisegno dell’attacco a terra su cui sono posizionate due fiaccole
commemorative.
La metafora dell’attacco a terra in vetro, su cui i due sarcofaghi sono come sospesi, è quella della vita (su cui incombe la
morte – i sarcofaghi) che sembra leggera e soave paragonata alla pesantezza della morte (in pesante pietra).
_ i sarcofaghi sono dei parallelepipedi in travertino rosso persia; sulle loro sagome sono impresse delle deformazioni
plastiche: dei cristalli.
La matericità dei sarcofaghi rappresenta la metafora della pesantezza della morte che come un “tappo” schiaccia la vita.
Le sue superfici sono lisce, essenziali, con incisi soltanto i nomi di Primo Riccitelli e di Vincenzo Cermignani; al
basamento è affidato il racconto delle imprese dei due nostri:
le stampe sul vetro di rivestimento (lo spartito del “Capitan Fracassa” di Riccitelli o “Golette Italienne” di Cermignani)
rappresentano immagini dalla forte carica iconografica.
Le disposizioni testamentarie:
Vincenzo Cermignani, personaggio dalla intensa vita sociale e politica, ateo dichiarato, ha lasciato precise disposizioni
testamentarie: …. “… essendo io ateo, desidero che il mio funerale abbia un carattere schiettamente civile. Non
desidero né fiori, né corone, … nessuna setta religiosa dovrà essere autorizzata ad appormi il marchio del suo
passaporto … nessuna allocuzione funebre deve essere pronunciata sulle mie spoglie … desidero indossare la mia
camicia rossa di garibaldino con la decorazione ottenuta nella Campagna di Francia, combattendo contro le orde
nazifasciste … desidero essere accompagnato dall’esecuzione della nona di Beethoven … sul mio “sarcofago” dovrà
essere chiaramente scritto “né Dio, né Padroni” disponendovi la mia testa di marmo bianco, come pure la testa
di bronzo del mio caro e fedele cane Willy.”…
Il progetto fa proprie le volontà di Vincenzo Cermignani, sul suo sarcofago non sono riportati simboli di nessun tipo, sul
lato ovest è incisa sulla pietra “né Dio, né Padroni”, sullo stesso lato si prevedono gli ancoraggi delle due sculture in
marmo bianco ed in bronzo.
Luce /ombra
La luce è uno dei materiali (immateriali) del progetto:
tutto l’attacco a terra è segnato dalla presenza del vetro (la leggerezza della vita) in contrasto con la matericità dei
sarcofaghi in travertino rosso persia (la pesantezza della morte); il vetro avvolto dalla luce diurna si carica di luminosità
che creano un effetto di sospensione dei due pesanti sarcofaghi (la morte che fluttua sulla vita - leggera -).
Di notte lo stesso effetto è cercato, silenziosamente (con la moderazione ed il rispetto dovuto al luogo della memoria)
con una tenue luce al led posizionata ai bordi delle lastre che produce una tenue luce radente.
materiali
il vetro stampato
per l’attacco a terra
il travertino rosso persia _per i sarcofaghi
l’acciaio inox _ per tutti gli ancoraggi, scossaline, finiture di bordo

Giovanni Vaccarini, Sergio Camplone · riccitelli-cermignani memorial
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